La carriera di Pontoglio riparte dall’America

La scorsa estate Davide Pontoglio si è qualificato a due eventi Itf a Santo Domingo.

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La pandemia ha complicato e non poco i piani dei tennisti di seconda fascia. Meno tornei, montepremi più bassi e ulteriori complicazioni nei viaggi. Davide Pontoglio, tennista rovatese classe 1992, non si è abbattuto e in questa stagione è tornato a calcare i campi del circuito internazionale dopo un anno di assenza: la sua ultima apparizione risaliva a inizio 2020, poi soltanto eventi Open sul territorio nazionale e la partecipazione ai Campionato Assoluti di Todi.

Davide si fece conoscere dagli appassionati nel 2015, quando al Challenger di Manerbio onorò nel migliore dei modi l’invito degli organizzatori sconfiggendo il brasiliano Wilson Leite (all’epoca top 500 atp) nel primo turno di qualificazione. Non aveva classifica e non aveva mai giocato a quel livello, ma in quella battaglia di oltre tre ore conclusa al tie break del terzo lui si trovò a suo agio perchè non si trattava altro che di una metafora della sua vita, durante la quale non si era mai tirato indietro davanti alle difficoltà e per coltivare la sua passione aveva compiuto tanti sacrifici. “Ho smesso di andare a scuola in seconda superiore per provarci seriamente col tennis. Lavoravo in forneria dalle cinque alle dodici, poi mi allenavo fino a sera” raccontava Pontoglio ai giornalisti incuriositi dalla sua storia. Il prosieguo della sua carriera, poi, ha avuto qualche normale intoppo, anche se Davide si è tolto discrete soddisfazioni: oltre ad essere entrato nei primi mille tennisti del mondo (è stato 948), ha vinto i campionati italiani di seconda categoria e battuto giocatori di buon livello come Juan Pablo Ficovich, Zizou Bergs e Maxime Janvier. E ha tenuto alto il nome del tennis bresciano fuori dalla nostra provincia.

“A marzo sono risultato positivo al coronavirus, e mi sono portato dietro questo problema per quasi due mesi” racconta del suo avvio di stagione Pontoglio. “Nonostante mi fossi allenato poco ho comunque deciso di programmare per maggio una trasferta in Colombia, con l’obiettivo di giocare due tornei Itf nelle località di Medellin e Ibague”. Un ritorno in Sudamerica dopo l’esperienza di fine 2016, quandò disputò quattro tornei (a livello Challenger e Futures) a Bogotà e dintorni, vincendo tra l’altro il tabellone di doppio del 10k di Villavicencio assieme al pugliese Giorgio Portaluri. Arrivato in Colombia, però, Pontoglio ha dovuto cambiare i suoi piani. “Gli organizzatori hanno cancellato entrambe le tappe all’ultimo momento, per cui mi sono guardato intorno e per non rendere vano il mio viaggio mi sono spostato in Repubblica Dominicana, dove non ero mai stato prima”. Nell’isola centroamericana la capitale, Santo Domingo, metteva a disposizione i propri campi per due tornei da 25.000 dollari di montepremi. Sebbene le condizioni di gioco fossero decisamente diverse rispetto a quelle per cui si era preparato, Pontoglio è riuscito ad adattarsi rapidamente al cemento, superando le qualificazioni di entrambi gli eventi. “Il mio esordio è stato molto duro” ammette, “contro il britannico Harry Thursfield ho dovuto annullare quattro match point. E pensare che ero partito benissimo, trovandomi subito sul 6-2 4-1. Poi nell’ultimo turno del tabellone preliminare ho disputato la mia migliore partita, battendo il bahamense Justin Roberts, un avversario che reputo molto forte.” Nel tabellone principale il sorteggio non è stato benevolo, visto che Pontoglio ha beccato il messicano Luis Patino, abituale frequentatore del circuito internazionale. “Sento di poter competere a questi livelli, quello che mi manca è la possibilità di giocare con maggiore continuità in giro per il mondo”. Nel torneo successivo l’epilogo è stato il medesimo: superate le qualificazioni, non lo scoglio del primo turno del main draw. “Anche qui ho avuto bisogno di una rimonta, stavolta contro lo statunitense Gabriel Evans. Ci giocavamo un posto in tabellone e nel maxi tie break ho compiuto l’allungo decisivo conquistando sette punti in fila dal 6-3 per lui. Per quanto riguarda l’incontro successivo, col colombiano Alejandro Hoyos, ho qualche rimpianto in più rispetto alla sconfitta patita con Patino, perchè la mia prestazione non è stata adeguata”.

A settembre, finalmente, è stata la volta della Colombia, sebbene sia stata un’apparizione fugace. “Il messicano Gerardo Lopez Villasenor è un signor giocatore, che spesso arriva in fondo in questo tipo di tornei. L’altura ha poi allargato la forbice tra noi due.” In Colombia, infatti, può capitare di giocare in zone che si trovano molti metri più in alto del livello del mare. “Le palle diventano letteralmente impazzite, si fa tanta fatica a controllarle. E il recupero fisico dopo ogni scambio non è così immediato perchè l’aria è decisamente rarefatta. Hai l’impressione di faticare il triplo rispetto al solito”. La stagione internazionale di Pontoglio, oltre all’America, ha avuto una parentesi turca nei primi mesi dell’anno. “Antalya è uno dei posti migliori per giocare. In unico complesso puoi trovare strutture di prim’ordine per l’alloggio e per l’allenamento, con tanti tornei uno dopo l’altro. Questo favorisce molti tennisti perchè i costi si riducono”. Nella penisola anatolica il rovatese ha preso parte a ben tre tornei, senza però mai riuscire a centrare l’approdo nel tabellone principale. “La pioggia ha compresso un po’ il calendario, ad esempio col bulgaro Gabriel Donev ho vinto in due giorni. Analizzando questa trasferta nel suo insieme posso dire di aver battuto gli avversari che sulla carta dovevo superare. Poi con gli altri me la sono giocata, soprattutto col giovanissimo Daniel Rincon, che considero un prospetto molto interessante. Non è un caso che si sia formato all’interno dell’accademia di Rafael Nadal (e ha appena trionfato allo Us Open Junior, nda)”.

Davide Pontoglio è soddisfatto del suo 2021, ma non si vuole accontentare e guarda alla prossima stagione con ambizioni importanti. “Ora in programma la serie A2 con Treviglio, poi sarà tempo di preparazione invernale. Penso di partire con alcuni tornei internazionali a febbraio, per poi cercare di giocare il più possibile sempre a livello Itf. Sento di avere davanti a me ancora qualche stagione nel tennis che conta”. D’altronde le difficoltà non lo hanno mai fermato, nemmeno quando per inseguire il suo sogno si divideva tra il forno del pane e i campi in terra battuta.

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